Servizio Psicologico per la famiglia

Trauma e Coronavirus

Gli effetti possibili di questo periodo di quarantena sono svariati. In questo contesto ci soffermeremo sul concetto di trauma e lo faremo partendo da un esempio.

“…Nelson Mandela ha passato in prigione 27 anni! Un periodo di tempo così lungo è inconcepibile…27 anni perduti avevano un certo significato…erano legati ad un pensiero lucido…erano un atto di patriottismo eroico…” (Renos Papadopoulos).

I due significati del concetto di Trauma

Le origini del termine “Trauma” risalgono al verbo titrosko che significa perforare e quindi si collega direttamente al concetto di ferita, lesione, danno. Ciò che spesso non si prende in considerazione, però, è la radice del verbo, ossia teiro che significa sfregare, nel senso di pulire.

Esiste una dualità di significato, dunque, nella parola Trauma. Due poli opposti contenuti in uno stesso termine! Dunque un’esperienza traumatica potrebbe lesionare e segnare a vita una persona, ma potrebbe anche rinnovarla e farla risplendere di una luce vitale capace di scrivere una nuova storia individuale. Una storia individuale nuova che può essere condivisa.

L’importanza della condivisione

La condivisione del trauma, in questo momento storico così delicato, risulta essere di fondamentale importanza, poiché attraverso la condivisione, il coraggio individuale di cogliere i propri aspetti di rinnovamento, si moltiplicano. Così come per Mandela, il trauma di 27 anni di prigionia, ha avuto lo scopo di essere condiviso con la sua comunità, nella lotta contro l’apartheid.

E’ perciò vantaggioso sia per il singolo individuo, sia per l’intera comunità che i traumi personali diventino traumi comuni attraverso la narrazione e lo scambio degli stessi. In questo avviene il cambiamento, quello sano, quello bello che mette in luce le nostre ombre donandole una dignità e un’espressione tale da poter rinascere rinnovati e più forti.

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Lo sviluppo psico-emotivo del bambino

Lo sviluppo psico-emotivo del bambino è un argomento molto delicato ed è in larga parte legato all’utilizzo di prassi educative valide.

E’ sempre più frequente incontrare genitori che si sentono confusi rispetto al loro ruolo e alle modalità educative. Spesso quello che riecheggia dentro è  la frase “ma starò facendo bene?”, frase emblematica a cui è difficile rispondere.

Per aiutare a sciogliere questi dubbi, abbiamo pensato di mettere a vostra disposizione un patrimonio educativo antico e per questo solido e strutturato.

Oggi quindi parliamo delle Sorelle Agazzi e del loro metodo educativo, assolutamente innovativo per i loro tempi ma assai attuale.
Uno degli aspetti importanti, nella crescita psichica e comportamentale del bambino  per le sorelle Agazzi è l’Ordine .

Spesso l’ordine viene scambiato con rigidità o addirittura ostacolo alla creatività individuale soprattutto nei bambini. A tal proposito conviene ricordare che non è l’ordine ad essere rigido, ma sempre chi lo mette in campo.

A cosa serve l’ordine ad un bambino?

Immaginiamo un bambino di 4 anni che ha sempre tutti giocattoli  sparsi per la stanza. Cosa accade in lui?

Iniziamo col considerare che avere sempre degli oggetti nel proprio spazio significa materialmente non distinguerli. Dunque, in questo caso il bambino non avrà una visione chiara degli oggetti,  che potranno persino ostacolare i suoi movimenti !

Questo avere gli oggetti sempre a disposizione, potrà anche rendere più difficile la scelta del gioco da utilizzare. Esattamente come quando ci troviamo in un grande supermercato con tanti oggetti interessanti (magari in offerta) ed entriamo in crisi!

Inoltre, è da sapere che lo spazio fisico, soprattutto per un bambino di quella età, rappresenta anche uno spazio temporale, per cui i giocattoli sempre al centro della stanza, suggeriscono che “è sempre il momento di giocare!”

Facciamo un esempio da “adulti”: normalmente noi apparecchiamo e sparecchiamo la tavola all’inizio e alla fine dei pasti. Non abbiamo l’abitudine di lasciare sempre apparecchiato eppure, pensandoci, potrebbe essere comodo! Ma non lo facciamo.

Perché?

Perché una tavola sempre apparecchiata, sarebbe per noi motivo di confusione sia visiva che temporale. Costituirebbe un invito a mangiare anche quando non è più il momento. E questo genera ANSIA.

In ultimo, quello che facciamo “fuori” spesso, corrisponde a quello che accade “dentro” di noi. Dunque un bambino che ha sempre tutti i giochi in modo non organizzato , faticherà a fare ordine nelle proprie emozioni, a distinguerle e a utilizzarle nel momento e nel modo più adeguato.

Diventa quindi fondamentale, per un sano sviluppo psico-emotivo del bambino, mettere in atto accorgimenti adeguati ai suoi bisogni.

E allora cosa fare?

Una cosa semplice: scandire tempi e spazi. Il momento del gioco dovrebbe sempre terminare con il “mettiamo in ordine”, sin dalla più tenera età.

Per il bambino diventerà un rituale che crescerà con lui e che imparerà a fare sempre meglio. Un momento di condivisione che farà parte del gioco stesso. Un momento in cui tutto tornerà al suo posto e riorganizzando la stanza imparerà pian piano a riorganizzare emozioni, pensieri, esperienze… a posare sentimenti, a sistemare ricordi e con una occhiata finale, ricordarsi che è tutto lì al suo posto in attesa, se vorrà, di essere ripreso.

Il bambino di oggi costruisce l’uomo o la donna di domani, così tenere in ordine l’esterno significa ordinare il mondo interno e questo non deve essere confuso con l’essere rigidi e ossessionati dalla simmetria (tutt’altra storia).

Qui non si tratta di non giocare per non rompere l’ordine simmetrico delle cose, ma di lasciarsi andare ad un gioco creativo, divertente talvolta sfrenato, per poi ricomporre il tutto con armonia.

Con questo esercizio costruiamo la capacità di governare eventi ed emozioni: una dote importante per la vita futura del bambino/adulto.

Insegnare questo ai nostri bambini ha un valore incredibile, con un piccolo semplice gesto possiamo fare la differenza.

LO STAFF DI PSICOLOGINHOUSE

Bambini e genitori in quarantena

Bambini e genitori in quarantena: questa è la realtà. Marzo 2020 non lo scorderemo mai. Probabilmente, anzi certamente, finirà nei testi di storia e non dubitiamo del fatto che lo ritroveremo anche in quelli di psicologia. Perché non solo si tratta di un periodo di “reclusione” con noi stessi ma anche con la nostra famiglia … con i nostri figli! Questo ci porta ad interrogarci di più sui cuccioli umani che adesso come non mai girano per casa e con i quali bisogna necessariamente rapportarsi.

Educazione e gioco

Maria Montessori sottolinea come “…in tutta l’aspirazione educativa, in tutta la pedagogia antica, fino ai nostri giorni, la parola educazione fu sempre sinonimo di castigo, e il suo scopo fu quello di sottomettere il bambino all’adulto … la scuola e la famiglia si trovano d’accordo nel castigare …”.
Quanto un bambino è ubbidiente? Da lì si valuta la sua educazione, ma la Montessori riflette sul ruolo genitoriale in questi termini “… I genitori non sono dei costruttori del bambino, ma i suoi custodi …”.
Nella nostra società vengono spesso dimenticati i diritti dei bambini, un tempo lo si faceva per mancata conoscenza, oggi lo si fa per mancanza di tempo.

Il tempo adesso c’è, nel Marzo 2020, il tempo è stato donato nella sua interezza alle famiglie, magari proprio su richiesta dei bambini. E’ il mese della riscoperta del gioco come strumento per comprendere il proprio figlio e per comprendersi in quanto genitori.

Il mondo psicologico del bambino

I bambini sono sensibili a tutti i segnali che arrivano dal mondo adulto, ne restano colpiti, sorpresi e, in modo naturale, vedono l’adulto come guida, come punto di riferimento. Lo si deve a quella che Maria Montessori definisce “mente assorbente”, ossia una mente che riceve tutto, che non giudica, che non respinge. Ma loro sono più svegli, sono più dinamici. Loro sono degli innovatori.

Se il vostro bambino vi sveglia ne cuore della notte o all’alba, è solo perché i sui genitori “dormono troppo”, si addormentano troppo spesso tanto da non riuscire a vedere ciò che lui vede…un mondo diverso e sicuramente migliore. Da ciò ne deriva che adulto e bambino hanno necessità di unirsi in un progetto di evoluzione continua e funzionale per entrambe le parti.

Genitori in quarantena

Bambini e genitori in quarantena: è questa la realtà. Una realtà in cui l’educazione non è e non deve più essere castigo, non deve essere costituita da urla violente di genitori stanchi e frustrati, da offese con parole insultanti,, da reclusione in stanze che per quanto famigliari, possono risultare spaventose.
Fondamentale è una riorganizzazione dell’adulto…del genitore. Quindi alzatevi la mattina, aprite le imposte e fate entrare il sole nella stanza. Armatevi di tanta buona volontà e sorridete al nuovo giorno, sorridete a vostro figlio.

Organizzate la giornata con loro e per loro e per voi. Ideate, elaborate, ma soprattutto ascoltate, perché anche nei pianti disperati e, all’apparenza, più insensati, nei capricci, per voi inutili dei vostri fogli, c’è un modo pieno, ricco da esplorare insieme a loro. E magari, alla fine di questo lunghissimo Marzo 2020, che forse non durerà solo 31 giorni, saremo tutti migliori.

Il covid-19 nella nostra vita

il covid-19 nella nostra vita

Il covid-19 nella nostra vita che senso può avere proprio ora? Per rispondere a questa domanda proporrei un grande classico….

“Nel bel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
chè la dritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!”

Sono parole che mi risuonano nella mente da quando il covid-19 è entato nella nostra vita e a cui ho attribuito un significato personale. Il covid.19 ci ha catapultati, nel mezzo del cammin di nostra vita, in una selva oscura, aspra e forte che ci mette tanta paura. Ma quella selva oscura appartiene a noi…è dentro di noi.
Io chiamo questo periodo di clausura forzata, il periodo del “ Plesso Solare”.

Cosa è il “plesso solare?”

Il plesso solare è una zona fisica situata tra l’ombelico e lo stomaco, ma è anche la sede di un centro psichico strettamente associato alle emozioni e ai sentimenti. Da qui le vari espressioni “sento come un pugno nello stomaco”, “ho lo stomaco chiuso”, “sento le farfalle nello stomaco”.
Questo è il periodo del plesso solare…della vita vissuta con lo stomaco. Dobbiamo per forza! E allora, attraversiamola la selva oscura!
Fino ad una settimana fa eravamo tutti schegge impazzite che lavoravano di giorno e viaggiavano di notte, senza avere il tempo o la voglia di stare a casa e godersi un po’ di tranquillità, senza mai permettersi il lusso, perché questo è un vero lusso, di entrare in contatto con noi stessi.re

Ma ci ha pensato il covid-19 quando è entrato nella nostra vita. Questo virus maledetto ci ha costretti a casa, ci ha costretti ad avere un contatto di meno di un metro solo con noi stessi e con il nostro plesso solare che si trova lì…nel nostro stomaco…dove risiede la profonda ed originaria consapevolezza di noi stessi. Spesso neghiamo di averlo ma lo sappiamo che c’è .. è lì…lo sappiamo. Oggi possiamo vederlo, oggi abbiamo la possibilità di fare luce nella nostra selva oscura e di vedere come noi siamo all’interno della nostra roccaforte.

Cosa possiamo cambiare la nostra vita

Una roccaforte, diversa dalla nostra abitazione fisica, dalla quale riusciamo finalmente a osservare un intero universo al quale dovremmo rendere omaggio. Per il tramite del nostro plesso solare possiamo guardarci intorno e stupirci del cielo azzurro, delle terre verdi che fioriscono annunciando l’arrivo della primavera, delle case abitate da persone, degli animali che mai come in questi giorni, ci regalano amore e compagnia. E fare tutto questo avendo una nuova prospettiva…la nostra.

In un periodo di disintossicazione dallo stress del traffico, di orari da rispettare, di impegni da mantenere, congediamoci il lusso di ascoltare il nostro plesso solare…di ascoltare le nostre radici, che come quelle di un albero, non si vedono ma esistono e danno vita a ciò che siamo.
Può e deve essere l’occasione di iniziare a conoscere veramente noi stessi e ad amarci per ciò che siamo nella più totale autenticità perché, solo allora capiremo che è
“L’amor che move il sole e l’altre stelle”.

Dott.ssa Mara Notarnicola

IL CHRISTMAS BLUES

christmas blues

C’è un mese, l’ultimo dell’anno in cui alberi spogli, foglie secche e strade vuote abitate solo da pioggia e raffiche di vento, lasciano il posto a luci colorate, decorazione di ogni genere, a un Babbo Natale che si muove meccanicamente suonando un campanello all’entrata di ogni punto vendita. Le strade magicamente si popolano di persone che infreddolite sono alla ricerca di doni da mettere sotto l’albero. E’ Dicembre…il mese del Natale! La festività in cui tutti provano ad essere più buoni, adulti e bambini. La festività dei fedeli più accaniti che sentono finalmente di poter condividere il loro Credo anche con chi non ha un dio. Sembrano tutti felici, tutti si amano, tutti perdonano.
Eppure le cose non stanno proprio così. Il Christmas Blues è una forma depressiva che colpisce solitamente le persone adulte. Sopraggiunge una incomprensibile malinconia, un senso di malessere generale durante le festività natalizie.

Quali sono le cause del Christmas blues?

Le cause possono essere le più disparate ma quello che colpisce è che in qualche modo sono tutte legate all’ambito famigliare. Sì perché il Natale è Famiglia. A Natale si festeggia la Famiglia di Nazaret: simbolo di amore, nascita e unione.
Viviamo in un’epoca di famiglie allargate, ma spesso anche divise o difficili da costruire e immersi nel nostro tran tran quotidiano, occupati con il lavoro e impegni vari possiamo non pensare a tutte le difficoltà che abbiamo in famiglia. Ma a Natale no! A Natale tutto si ferma. A Natale si è obbligati a restare a casa. Si è costretti a guardarsi intorno e dentro. A Natale si è costretti a passare ore seduti alla stessa tavola e riflettere sulla propria famiglia. Ecco che l’ansia assale: c’è chi si rende conto d’esser solo, chi comprende di aver trascurato qualcuno che aveva bisogno d’aiuto, chi non è abituato a stare tanto tempo con i propri figli e chi i propri figli non li ha con sé. C’è chi deve far i conti con lutto mai elaborato e chi si è reso conto di non aver mai amato. La Famiglia di Nazaret è lontana anni luce dalle famiglie della nostra epoca e questo mette malinconia.

Cosa possiamo fare?

Il Christmas Blues lo si potrebbe superare se le festività natalizie diventassero un’ opportunità, un dono che ognuno concede a se stesso. Riappropriarsi del proprio tempo per dedicarlo a migliorare la qualità della vita personale e famigliare. Trascorrere del tempo con i propri genitori ormai anziani o con i propri figli o con il patner o, perché no? Tutti insieme come una grande Famiglia.

LO STAFF DI PSICOLOGINHOUSE